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Capitalism Capitalism
A love Story
Michael Moore


Prezzo: EUR 5

E' questa volta il cineforum del S.G. Bosco di Busto Arsizio a regalarmi un prezzo popolare per la visione di un film che è stato difficile trovare in altre sale. Dopo "Sicko", il fastidioso e irreverente Michael Moore torna con un film / documentario dedicato alla crisi economica mondiale e al capitalismo.
Tutto quanto serviva per rivelarsi interessante e accattivante per chiunque voglia mettere un minimo in discussione un sistema che non funziona e al quale sono state messe temporaneamente delle toppe che non reggeranno a lungo.
Beh, invece questo di Moore si rivela un completo passo falso, per un film prolisso, sconclusionato, assolutamente politically correct e intriso di una retorica melensa e stucchevole. Un film assolutamente senza palle.
Se da un lato è condivisibile la critica al capitalismo, non fosse che il buon Moore arriva con quei 150 anni di ritardo da un certo Karl Marx, dall'altro la teorizzazione alternativa ed il messaggio che passano sono assolutamente sconcertanti per il proprio non-sense politico. Dopo averci propinato due ore (interminabili) di situazioni lavorative, famigliari e personali condite da retorica e struggente disperazione vittimistica, senza per altro un preciso filo conduttore tra le stesse, Michael Moore termina distruggendo tutto quel (poco) di buono che era riuscito a dimostrare prima, con uno spot pro-Obama infarcito di ottimismo speranzoso verso il cammino di giustezza democratico degli States. E che dire della considerazione finale? "E' evidente che il capitalismo non funziona, e ad esso dobbiamo contrapporre un'alternativa. Questa alternativa si chiama... democrazia".
Democrazia? E che c'entra? Ma stiamo scherzando? Stiamo parlando di sistemi economici o mi sono perso qualche passaggio?
Michael Moore, questa la verità, si dimostra un senza palle, per un conclusione finale che, oltre ad essere totalmente errata per definizioni nell'ambito di una scienza politica ed economica, non è per nulla coraggiosa e ragionata, indicando una pseudo-differente strada ma restando assolutamente all'interno di quello stesso sistema fallimentare che si è criticato per 150 minuti. Poteva piuttosto dire "socialismo", anche perchè tutti gli esempi di autogestione di fabbrica e cooperative rappresentati nel documentario altro non sono che esperimenti socialisti già provati in oltre due secoli, dai tempi di Robert Owen a New Lanark. Ma essendo un americano, non può certo usare terminologie che evocano spettri orrendi, fantasmi sconosciuti e tempi andati. E così il regista si aggrappa ad un vago e inconsistente concetto di "democrazia", racchiudendo in esso teorie economiche, politiche, sociali e chissà che altro ancora.

"Capitalism - A Love Story" è un film indirizzato solamente al più beota popolo americano dalla conoscenza politica e culturale nulla, mentre chiunque abbia un minimo di cognizione e preparazione non potrà che sorridere per la semplicità e la banalità dello stesso. E tra l'altro, per cortesia, smettiamola di dipingere gli americani come vittime innocenti truffate che sono state prese in giro dal capitalismo; non so voi, ma io non mi sono mai indebitato per 20.000 euro con la carta di credito o non mi sono mai buttato in un mutuo subprime.


Lorenzo Testa