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Immagine news giovedì 14 gennaio 2010
Craxi, Hammamet pronta all'anniversario
Fonte: ansa.it

Nè osanna nè condanna. Solo volontà di capire gli anni più recenti. Onore e rispetto a Bettino.

HAMMAMET - C'era un tempo, negli anni ruggenti, dove in tanti si ritrovavano, ad Hammamet, intorno al pianoforte del ristorante 'La Scala' e al leone Bettino Craxi: i fedelissimi, da Claudio Martelli a Gianni De Michelis, amici come Marta Marzotto e Carlo Ripa di Meana, una volta arrivarono pure Toni Renis e Christian De Sica. Poi Tangentopoli si abbatté sul leone e in tanti sparirono come a fuggire da un passato finito male. "Molti l'hanno tradito e quando noi gli chiedevamo perché, lui ripeteva: 'Verranno quando saro' morto", ricordano gli amici tunisini, Hamid, il custode della casa 'adottato' a vent'anni dal leader socialista, e Eddie 'Milano', come in paese chiamano il proprietario della 'Scala'.

La profezia di Craxi sui 'traditori', come lui chiamava quelli che dopo il '92 gli avevano girato le spalle, si avvero' al funerale, quando, nel 2000, vennero tutti ad omaggiarlo. Ma chi, negli anni dopo la caduta, è rimasto al fianco di Craxi non dimentica. Hamid, che viveva con lui nel rifugio tunisino insieme a Nicola Masi, autista per 40 anni e sua 'ombra', non vuole fare i nomi. Ne fa solo uno, il più doloroso: "Martelli non è mai più venuto dopo che Craxi lasciò l'Italia. Chiamò quando seppe che non stava più bene, disse: 'Voglio venire a trovare Bettino' ma non si è mai visto. Ai funerali venne ma lasciò l'albergo senza pagare, il conto lo pagai io". Il leader socialista non ci mise molto a capire che l'aria intorno a sé era cambiata.

"Ne soffriva - continuano gli amici tunisini - ma si mostrava combattivo. A volte, quando riceveva una telefonata non gradita, rispondeva in francese: 'No, monsieur Craxi n'est pas la" o blaterava parole inesistenti in arabo". Il simbolo di un'epoca che finisce sembra rappresentato, a dieci anni dalla morte dell'ex presidente del consiglio, dalla chiusura, un mese fa, del ristorante 'La Scala'. Eddie, che con Craxi andava pure all'ippodromo di Milano a vedere le corse dei cavalli, ha scritto al premier Silvio Berlusconi perché, spiega, "quel posto è legato alla memoria storica di Bettino e non è giusto che finisca così". Ma la vita del leader socialista in Tunisia, soprattutto negli ultimi anni, non era fatta tanto di serate goliardiche alla 'Scala'. Craxi viveva soprattutto di notte: con il buio e la tranquillità prendeva carta e penna e scriveva articoli per l'Avanti o fax che poi spediva in Italia, pagine e pagine che poi la Fondazione ha raccolto in 275 scatole tra carte private e discorsi ufficiali.

"Andava a dormire verso le tre - ricorda Hamid - poi si svegliava tardi, noi gli preparavamo la rassegna stampa e, dopo che la moglie gli faceva l'insulina, andavamo ad Hammamet. Amava vivere all'aria aperta, dentro casa stava pochissimo. Diceva: 'Mi manca l'arià".

Ogni tanto, dall'Italia arrivavano artisti, la maggior parte semisconosciuti, con i quali Craxi si divertiva a coltivare la sua vena artistica. Anche nell'arte, come nella scrittura, riversava i suoi strali polemici: in casa è esposto il vaso con i colori della bandiera dell'Italia che diventano lacrime. Titolo 'L'Italia che piangé. Poi finirono anche gli artisti e venne il calvario della malattia e dei ricoveri fino al 19 gennaio. "Non mi scorderò mai - confessa il custode - le ultime parole che mi disse: 'Accompagna Anna all'aeroporto, mi raccomando mia moglie, stai con lei finché l'aereo non parte".

Poi l'ultima telefonata a Walter De Nino, storico compagno socialista in questi giorni ad Hammamet sempre al fianco di Stefania Craxi: "Mi chiese: 'Ma e' morto Guido Quaranta?'. No, gli spiegai che era Quaranta il senatore. 'Buon per lui', mi rispose". Poche ore dopo la figlia lo ritrovò ormai in fin di vita.



Link utili
www.ansa.it


News inserita da: Stefano Gussoni

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