Nè osanna nè condanna. Solo volontà di capire gli anni più recenti. Onore e rispetto a Bettino.
HAMMAMET - C'era un tempo, negli anni ruggenti, dove in tanti si
ritrovavano, ad Hammamet, intorno al pianoforte del ristorante 'La
Scala' e al leone Bettino Craxi: i fedelissimi, da Claudio Martelli a
Gianni De Michelis, amici come Marta Marzotto e Carlo Ripa di Meana,
una volta arrivarono pure Toni Renis e Christian De Sica. Poi
Tangentopoli si abbatté sul leone e in tanti sparirono come a fuggire
da un passato finito male. "Molti l'hanno tradito e quando noi gli
chiedevamo perché, lui ripeteva: 'Verranno quando saro' morto",
ricordano gli amici tunisini, Hamid, il custode della casa 'adottato' a
vent'anni dal leader socialista, e Eddie 'Milano', come in paese
chiamano il proprietario della 'Scala'.
La profezia di Craxi sui 'traditori', come lui chiamava quelli che
dopo il '92 gli avevano girato le spalle, si avvero' al funerale,
quando, nel 2000, vennero tutti ad omaggiarlo. Ma chi, negli anni dopo
la caduta, è rimasto al fianco di Craxi non dimentica. Hamid, che
viveva con lui nel rifugio tunisino insieme a Nicola Masi, autista per
40 anni e sua 'ombra', non vuole fare i nomi. Ne fa solo uno, il più
doloroso: "Martelli non è mai più venuto dopo che Craxi lasciò
l'Italia. Chiamò quando seppe che non stava più bene, disse: 'Voglio
venire a trovare Bettino' ma non si è mai visto. Ai funerali venne ma
lasciò l'albergo senza pagare, il conto lo pagai io". Il leader
socialista non ci mise molto a capire che l'aria intorno a sé era
cambiata.
"Ne soffriva - continuano gli amici tunisini - ma si mostrava
combattivo. A volte, quando riceveva una telefonata non gradita,
rispondeva in francese: 'No, monsieur Craxi n'est pas la" o blaterava
parole inesistenti in arabo". Il simbolo di un'epoca che finisce sembra
rappresentato, a dieci anni dalla morte dell'ex presidente del
consiglio, dalla chiusura, un mese fa, del ristorante 'La Scala'.
Eddie, che con Craxi andava pure all'ippodromo di Milano a vedere le
corse dei cavalli, ha scritto al premier Silvio Berlusconi perché,
spiega, "quel posto è legato alla memoria storica di Bettino e non è
giusto che finisca così". Ma la vita del leader socialista in Tunisia,
soprattutto negli ultimi anni, non era fatta tanto di serate
goliardiche alla 'Scala'. Craxi viveva soprattutto di notte: con il
buio e la tranquillità prendeva carta e penna e scriveva articoli per
l'Avanti o fax che poi spediva in Italia, pagine e pagine che poi la
Fondazione ha raccolto in 275 scatole tra carte private e discorsi
ufficiali.
"Andava a dormire verso le tre - ricorda Hamid - poi si svegliava
tardi, noi gli preparavamo la rassegna stampa e, dopo che la moglie gli
faceva l'insulina, andavamo ad Hammamet. Amava vivere all'aria aperta,
dentro casa stava pochissimo. Diceva: 'Mi manca l'arià".
Ogni tanto, dall'Italia arrivavano artisti, la maggior parte
semisconosciuti, con i quali Craxi si divertiva a coltivare la sua vena
artistica. Anche nell'arte, come nella scrittura, riversava i suoi
strali polemici: in casa è esposto il vaso con i colori della bandiera
dell'Italia che diventano lacrime. Titolo 'L'Italia che piangé. Poi
finirono anche gli artisti e venne il calvario della malattia e dei
ricoveri fino al 19 gennaio. "Non mi scorderò mai - confessa il custode
- le ultime parole che mi disse: 'Accompagna Anna all'aeroporto, mi
raccomando mia moglie, stai con lei finché l'aereo non parte".
Poi l'ultima telefonata a Walter De Nino, storico compagno
socialista in questi giorni ad Hammamet sempre al fianco di Stefania
Craxi: "Mi chiese: 'Ma e' morto Guido Quaranta?'. No, gli spiegai che
era Quaranta il senatore. 'Buon per lui', mi rispose". Poche ore dopo
la figlia lo ritrovò ormai in fin di vita.