San Francisco, 17 mar. (Adnkronos) -
Anche
l'Fbi sbarca nel mondo
virtuale e sguinzaglia i suoi agenti su Facebook per cercare di
incastrare sospetti. E' quanto prova un documento riservato del
dipartimento di Giustizia ottenuto, grazie al Freedom of Information
act, dall'Electronic Frontier Foundation, fondazione che si occupa della
tutela della privacy su Internet.
Il documento di 33 pagine è un vero e
proprio manuale di spionaggio
virtuale, in cui si insegna ad agenti federali dell'Fbi e di
altre agenzie come riuscire, con false identità e falsi profili - le
biografie sintetiche che ogni utente di Facebook pubblica sul suo sito -
a farsi
"accettare" come amici da sospetti. E così ottenere prove a loro
carico. Non solo, agenti connessi a principali social network - non
sono Facebook ma anche My Space, per esempio - sono utili anche per
ricostruire il tessuto di relazioni ed amicizie di un particolare
individuo sospetto. Tutte informazioni utili durante un'inchiesta, per verificare
un alibi, stabilire una certa cronologia dei fatti, conclude il
documento.
Ma non è solo necessario il
pedinamento nel mondo virtuale di
sospetti e imputati ma anche di testimoni che i loro avvocati intendono
chiamare a loro difese. "Le informazioni sono potere, bisogna
controllare le frequenze sui social network di tutti i testimoni" è una
delle frasi del documento, che è il testo di una presentazione preparata
dal dipartimento per addestrare e motivare gli agenti.
Un documento, sottolineano dalla
fondazione, che solleva dubbi sulla
liceità di questi comportamenti da parte degli investigatori.
Dubbi che, del resto, gli stessi organizzatori del corso si sono posti:
"se gli agenti violano le regole di Facebook, questo è però da
considerarsi illegale?" si legge ad un certo punto nella presentazione.
Per i normali cittadini infatti Facebook e gli altri social network
vietano il ricorso a false identità.
E se il dipartimento della Giustizia
lascia aperto l'interrogativo,
l'Eff cita il documento di un'altra agenzia federale, la temibile e
temuta Irs,
il fisco americano che conduce agguerrite indagini per stanare gli
evasori, in cui si vieta esplicitamente agli agenti di usare
false e-mail per ottenere informazioni sui contribuenti. "I
dipendenti non possono falsificare le proprie identità, anche su
Internet: non si possono ottenere informazioni da siti registrandosi con
false identità" ha stabilito l'Irs.