CERESARA. Non vogliono sentirsi cattolici di serie
B, solo perché per i loro bambini hanno preferito l'asilo comunale
a quello privato gestito dalle suore. Al coro che si esibirà in
chiesa la sera del 23 dicembre potranno partecipare solo gli
iscritti alla materna religiosa. L'esclusione è suonata come un
ostracismo per molti genitori di Ceresara, che non mandano giù il
fatto che i loro figli all'esibizione natalizia potranno assistere
solo come spettatori.
Il no, che non si basa su una distinzione tra intonati e stonati,
sta scuotendo la piccola comunità di Ceresara e non è questione di
lana caprina perché qui, nel regno del sindaco del Carroccio Enzo
Fozzato, la messa di Natale è il momento clou di tutto i
credenti.
«Che non sono solo quelli che scelgono di andare a scuola dalle
suore» insorge una mamma. L'esclusione, o come qualcuno più
diplomatico preferisce definirlo, il mancato invito, suona tanto
più strano perché la direttrice del coro parrocchiale, che ospiterà
la canzone delle bimbe della materna religiosa Bettini-Morandi,
Barbara Ruffoni, è anche vicesindaco.
«Nessuno ci ha informato - dicono - l'abbiamo saputo da un
volantino dove si parla della partecipazione dei soli bambini
dell'asilo privato ad un momento di abbraccio comune di solidarietà
e amore verso il prossimo: alla faccia. Evidentemente però i
bambini per qualcuno non sono tutti uguali».
Le spiegazioni stanno a zero, quindi, mentre lo sbotto di molti
genitori, che ora devono spiegare ai bimbi perché gli altri cantano
e loro no, è a mille. Anche perché, spiegano a chiare lettere per
chi avesse ancora dei dubbi, «mandare i bambini ad una scuola
pubblica per noi non significa certo non essere cattolici. I nostri
bambini frequentano la parrocchia come gli altri». Precisa una
mamma, che come le altre preferisce l'anonimato: «L'asilo comunale
funziona bene, perché non dovremmo sceglierlo? Certo, non li fanno
pregare tante volte al giorno come in quello delle suore, ma la
religiosità non si misura da questo».
E, soprattutto, costa meno. Questione di un paio di decine di euro,
ma di questi tempi fanno la differenza, «per noi e ancora di più
per le famiglie straniere, che infatti mandano i loro figli
all'asilo comunale».
E' questo il punto dolente, secondo i genitori: «All'asilo delle
suore di stranieri non ce ne sono, mentre da noi più della metà dei
bambini sono extracomunitari e, ovviamente, seguaci di altre
religioni. Ma con i nostri bambini non hanno problemi, imparano il
rispetto fin da piccoli. A loro importa poco che nome ognuno dà al
suo Dio. Infatti sabato scorso hanno organizzato tutti insieme una
fiaccolata per il paese».